Perché rischiare?
L’endocardite infettiva è una malattia rara ma in preoccupante aumento e, nonostante i progressi diagnostici e terapeutici, ancora associata ad elevata mortalità e ridotta aspettativa di vita.
Prevenirla, come sempre in medicina, è molto più semplice e sicuro che curarla!
CHE COSA E’ L’ENDOCARDITE INFETTIVA (EI)?
È un’infiammazione dell’endocardio, il rivestimento interno delle cavità e delle valvole cardiache, causata da microorganismi patogeni che si insinuano nel sangue fino a raggiungere il cuore. Possono provenire da altre parti del corpo (bocca, intestino, apparato urinario, pelle) o essere trasmessi attraverso procedure mediche invasive di varia natura.
Se un paziente presenta problematiche cardiache pregresse e magari un deficit immunitario, il cuore è più facilmente esposto all’aggressione dei microrganismi che trovano le condizioni ideali per annidarsi, in genere sulle valvole cardiache, formando degli accumuli chiamati vegetazioni.
Le temibili complicanze potrebbero essere stenosi e rigurgito valvolare, embolia ed ictus, scompenso cardiaco e setticemia.
L’EI si cura con una terapia antibiotica mirata, protratta per diverse settimane. Se non risponde alla terapia o se ha causato danni importanti alle valvole cardiache, può essere necessario un intervento chirurgico, fino alla sostituzione valvolare con una protesi. Ma anche nei casi di tempestiva e corretta terapia potrebbe essere letale.
PERCHE’ E’ INTERESSE DELL’ODONTOIATRA?
Perché, in individui predisposti, l’EI può essere scatenata da procedure dentali invasive che causano una batteriemia transitoria:
- procedure di chirurgia orale (estrazioni, chirurgia parodontale, impianti, biopsie orali)
- procedure che richiedano manipolazione gengivale e delle regioni periapicali (incluse le devitalizzazioni).
La stessa ablazione del tartaro, dai pazienti spesso sottovalutata, è una procedura rischiosa, in quanto sempre associata a sanguinamento, soprattutto nei casi di scarsa igiene orale con notevoli accumuli di placca batterica e tartaro.
Circa il 20% delle endocarditi subacute sembra essere associato a terapie dentali, manifestandosi nella maggior parte dei casi entro 2 settimane dall’intervento.
E durante le manovre di igiene orale quotidiana? Se la gengiva non è sana, un rischio di batteriemia durante lo spazzolamento non va trascurato.
CHI E’ PREDISPOSTO?
Soggetti ad ALTO RISCHIO:
- Pazienti con precedente episodio di endocardite infettiva
- Pazienti con protesi valvolari (incluse le valvole transcatetere) o con difetti valvolari riparati con materiale protesico
- Pazienti con cardiopatie congenite cianogene (CHD) non trattate o riparate con materiale protesico (sia chirurgicamente che transcatetere), nei primi 6 mesi post-intervento o indefinitamente in presenza di shunt o insufficienza valvolare residui.
Soggetti a RISCHIO INTERMEDIO:
- pazienti con cardiopatia reumatica
- pazienti con valvulopatia degenerativa non-reumatica
- pazienti con cardiopatia valvolare congenita inclusa bicuspidia aortica e prolasso mitralico
- pazienti con device elettronici intracardiaci
- pazienti con cardiomiopatia ipertrofica
Sono a rischio di EI anche i pazienti con cateteri venosi centrali, in emodialisi per insufficienza renale, che assumono farmaci cronicamente per via endovenosa, che fanno uso di droghe per via endovenosa, che si sottopongono a tatuaggi o piercing con aghi non adeguatamente sterilizzati.
COME SI PREVIENE?
Innanzitutto con una meticolosa igiene orale domiciliare!
I controlli periodici e l’igiene professionale in studio faranno il resto.
Secondo le linee guida attuali, si consiglia una profilassi routinaria antibiotica 30-60 minuti prima delle manovre invasive, nei pazienti ad alto rischio e in quelli a rischio intermedio, selezionati caso per caso.


La decisione spetta sempre all’odontoiatra, che valuta il tipo di intervento, la durata, il livello di invasività e la storia clinica del paziente, anche consultandosi con il medico curante o con il cardiologo, per garantire una valutazione completa del rischio.

Attenzione alle infezioni!
L’EI può presentarsi, infatti, in modo subdolo con sintomi aspecifici riconducibili ad un’influenza (febbre, debolezza, perdita di appetito, emicrania, disturbi a muscoli e articolazioni, sudorazione eccessiva, pallore, tosse). In caso di febbre o uno di questi sintomi protratti nel tempo e non imputabili ad altre cause, contatta lo studio.









